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    Concorso letterario-pittorico Natale 2006 a Rovereto

    Alberi di Luce, Parole di Pace: il Natale di Rovereto

    Il Natale 2006 a Rovereto è anche una riflessione sul valore della pace attraverso l'arte e la cultura. Sotto i dieci grandi Alberi di Natale che illuminano le strade e le piazze di Rovereto tre artisti, Marco Nereo Rotelli, Fernanda Pivano e William Willinghton presentano le loro opere realizzate per il "Natale di Pace" a Rovereto.

    Eventi correlati:

    - ALBERI DI LUCE: grandi alberi di Natale per le vie del centro
    - PAROLE DI PACE: una grande installazione luminosa su piazza Rosmini e piazza del Nettuno
    - PEACE & LOVE: mostra di immagini del fotografo William Willinghton dal 6 dicembre al 7 gennaio
    - LA NOTTE DEI POETI: incontro con i poeti R. Mussapi, M. Cucchi, L. Rafanelli, T. Broggiato
    - CAPODANNO: fiaccolata della Pace e musica del gruppo Apocrifi con canzoni di Fabrizio De Andrè
    - IL MANIFESTO DELLA PACE: realizzato da Marco Nereo Rotelli, riporta una lettera di Fernanda Pivano
    - ROVERETO C'È: la città si incontra per parlare di pace
    - TRENINO: un viaggio con il trenino di Natale tra gli alberi di luce e le parole di pace di Rovereto
    - CASA DI BABBO NATALE E VILLAGGIO DEGLI ELFI: laboratori artistici e creativi per tutti i bambini
    - BAITA DELLE RENNE E POZZO DEI DESIDERI: i Folletti raccontano fiabe ai bambini
    - CONCORSO LETTERARIO-PITTORICO: il tema è "L'albero di Natale: un ponte di pace tra i popoli"
    - MUSICA A NATALE: intrattenimenti musicali e concerti nelle strade e nelle piazze del centro
    - ATTRAVERSAMENTI IN TEMPI DI PACE: performances degli allievi del CDM centro didattico musicateatrodanza

    Alberi di Luce, Parole di Pace


    CONCORSO LETTERARIO-PITTORICO

    Il tema è "L'albero di Natale: un ponte di pace tra i popoli".
    I partecipanti consegnano gli elaborati entro il 5 gennaio 2007, secondo le indicazioni del bando presente in tutte le scuole cittadine. In collaborazione con la Biblioteca Civica di Rovereto e l'Associazione culturale Il Furore dei libri.

    Vincitori del concorso pittorico - I e II categoria



    di Melania Maffei e Anna Schiavo
    (I categoria)


    di Alice Corrain
    (II categoria)

    Vincitori del concorso letterario - I e II categoria

    I CATEGORIA: Racconto di Damiano Falai

    Anche quest'anno ho preparato l'albero di Natale. Sono andato col mio papà in soffitta e ho preso tutte le scatole con la scritta "NATALE". Erano tre scatole ma in un viaggio solo siamo riusciti a portarle a casa. La più lunga e stretta conteneva l'albero finto, di plastica; la scatola rossa con la foto di babbo natale e lo spumante conteneva le bocce; nella terza scatola c'erano le statuine del presepio.
    Prima di tutto abbiamo montato l'albero: dopo aver incastrato i pezzi fra loro abbiamo aperto i rami. A questo punto l'albero era pronto per essere addobbato. E mentre mettevo le luci e le bocce il mio papà ha iniziato a raccontarmi come faceva lui l'albero di Natale.
    La sua mamma preparava tanti biscotti e con dei nastrini colorati li appendeva all'albero: erano le bocce. Quando il papà era piccolo le luci da appendere all'albero era molto costose e molto rare, per cui lui metteva al loro posto delle candeline. A volte si accendevano ma era molto pericoloso perché l'albero, che era vero, poteva incendiarsi. Per fortuna ora ci sono le luci perché gli alberi illuminati mi piacciono molto.
    Poi il mio papà mi ha raccontato che a volte la sua mamma appendeva caramelle o cioccolatini che con la loro carta di stagnola facevano brillare l'albero.
    Finito il Natale era molto piacevole disfare l'albero perché si potevano mangiare sia i biscotti che le caramelle.
    Allora ho chiesto al mio papà se anche noi possiamo appendere dei cioccolatini e lui mi ha risposto che va bene. Così quando disferò il mio albero sarà molto piacevole e gustoso!
    Quando ho finito di addobbare l'albero ho invitato i nonni a vederlo e loro, dopo averlo visto mi hanno raccontato che quando erano piccoli il loro albero era adornato solo di frutta: noci, mandarini, arance... i loro papà andavano nel bosco a scegliere l'albero più adatto e poi lo portavano a casa. Non era un albero luccicante come quello di adesso, ma era molto profumato. E i miei nonni ricordano che era molto bello trovarsi tutti insieme la notte di Natale a respirare il profumo dell'albero e l'aria di gioia e serenità che esso emanava.
    Però purtroppo si tagliavano molti alberi senza pensare alle conseguenze e a volte il bosco ne soffriva. Per fortuna ora ci sono gli alberi finti che durano per sempre e se uno lo vuole vero si può comperare senza distruggere boschi perché basta andare al vivaio dove coltivano a posta gli alberi per Natale.
    Rispetto a come vivevano il Natale i miei nonni o il mio papà e a come lo vivo io, è cambiato solo il modo di addobbare l'albero perché anche per me quando ci troviamo tutti a festeggiare il Natale mi sento più sereno e tranquillo e anche gli altri lo sono.
    Poi con i nonni sono andato a fare un giretto in città e mi sono meravigliato di vedere tanti alberi illuminati nelle varie piazze.
    Ho visto tanta gente, di tutte le nazioni, fermarsi ad ammirare e fotografare questo spettacolo di luci che riempie il cuore di gioia e serenità.
    Sono proprio contento di vivere in questa epoca dove, nonostante ci sia molto lusso e consumismo, un albero di Natale illuminato, in piazza, riesce ancora a commuovere la gente e forse a ricordarci di essere più buoni, di volerci bene e di litigare di meno.
    Insomma l'albero di Natale, come la Campana dei Caduti, ricorda a tutti la Pace.


    II CATEGORIA: Racconto di Sara Sgarlata

    "Vacanza" gridò Piera gettando a terra lo zainetto con i libri, non appena ebbe varcato la soglia di casa, dopo una pesantissima mattinata passata sui banchi della scuola. "Vacanza, mamma, vacanza; sono in vacanza finalmente" disse Bruno entrando in casa e, senza attendere risposta corse in bagno precedendo la sorella. Con loro era entrata in casa una folata d'aria fredda che ebbe però la virtù di cancellare improvvisamente la stanchezza e la tensione degli impegni scolastici del mattino, lasciando spazio ad un appetito che andava via via ad irrobustirsi protestando la sua parte di cibo. Di fronte al pasticcio di lasagne che la mamma aveva messo in tavola, cessò ogni contrarietà e solo le forchette presero un ritmo allegro e gioioso contente di soddisfare tanta bramosia. Niente mensa quel giorno per loro, anche la mamma si poteva già considerare in vacanza dal momento che la giornata coincideva con il suo giorno scolastico più breve. A quel tavolo mancava il papà, ma per lui era stato impossibile liberarsi degli impegni del suo lavoro, ma aveva promesso che sarebbe rincasato prima di sera e che avrebbe dedicato ai suoi cari tutto il giorno della vigilia per organizzare degnamente la festa del Natale in famiglia.
    Il pranzo era ormai terminato quando Bruno alle prese con l'ultimo mandarancio, se ne uscì con questa frase: "Facciamo l'albero?" "Certamente" disse la mamma "potremo andar a prenderlo nel primo pomeriggio. Che ne dici Piera?" disse guardando la sua figliola che, finito di pranzare, si era già tuffata sdraiata sul divano con il suo giornalino preferito e le cuffie per ascoltare la sua musica. Piera pareva non aver capito quanto si stavano dicendo la mamma e Bruno, tanto se ne stava ormai assorta nel suo mondo beato. Bruno si lasciò scappare: "Lei è la solita" e, senza che nessuno glielo chiedesse, cominciò a sparecchiare il tavolo e a riordinare la stanza. La mamma mise tutto in lavastoviglie e ripulì il cucinotto, poi, dopo aver scambiato qualche frase al telefono col marito, si sedette anch'essa sul divano con un libro che voleva finire prima che arrivasse Natale. Bruno andò in camera sua ed entrò nella chat cittadina degli studenti, convinto che in casa sua ormai, nessuno più l'ascoltava. Fu allora che Stefania lo chiamò sul telefonino per dirgli che quel pomeriggio non si sarebbero potuti incontrare. Lei, infatti, doveva andare da sua nonna.
    La nonna le aveva promesso un bel regalo di Natale in cambio di un piccolo favore e, lei, ci teneva tanto sia ad accontentare la nonna sia a ricevere il bel regalo. Gli dava appuntamento, però, per il dopocena, quando tutti gli amici si sarebbero trovati a casa di Roberta, per discutere su come trascorrere le vacanze (compiti compresi). Preso da questo pensiero, si sdraiò sul letto e cominciò a fantasticare fintanto che si addormentò. Si svegliò sul far della sera, era quasi buio. Guardò l'orologio: erano le sedici e quarantacinque. In soggiorno trovò Piera che se ne stava con la sua amica Aurora, una ragazza serba che, aveva pensato di venirla a trovare per vedere se c'era la possibilità di passare assieme un po' di tempo delle vacanze. Le due ragazzine si erano conosciute già alle scuole elementari ed assieme erano state alle scuole medie. Si erano sempre aiutate e soprattutto rispettate, mai nessuno poteva dire di averle viste litigare. Sembravano davvero inseparabili, ma da due anni ormai, avevano scelto scuole diverse. Aurora pur essendo svelta ed intelligente, si era iscritta ad una scuola con indirizzo professionale, anche su consiglio degli insegnanti della scuola media. Sostenevano, infatti, che essendo straniera, le veniva meglio usare le mani più che la dialettica, anche se non avevano dubbi che ogni scuola superiore era alla portata sua. Per questo aveva deciso che sarebbe diventata un'estetista e già sognava il suo bel salone con tante persone importanti che avevano bisogno delle sue cure. Piera, invece, si era iscritta al liceo psico-pedagogico, non avendo ancora chiaro quale futuro l'aspettasse. Bruno entrò in soggiorno proprio mentre Aurora che stava guardando il libro della mamma, lasciato aperto sul divano, disse: "Ascolta Piera, senti cosa c'è scritto qui" ovviamente avevano già intavolata chissà che discussione, ma Bruno incuriosito si fermò ed ascoltò pure lui. Aurora lesse ad alta voce: "E abbiamo anche l'albero di Natale; sai qual è la sua origine?" "non ne ho la minima idea" "San Bonifacio decise di cristianizzare un rituale volto a onorare il dio Odino quand'era bambino: un giorno all'anno le tribù germaniche mettevano dei regali intorno ad una quercia, lasciando che i bambini li trovassero. Pensavano di rallegrare così la divinità pagana." "ma chi è questo COELHO?" continuò Aurora. "Ovviamente uno scrittore" intervenne Bruno. "Ma tu ci credi a quello che scrive?" incalzò Aurora continuando a interrogare e interrogandosi senza aspettare alcuna risposta. "Io credevo fosse un'altra l'origine dell'albero di Natale; al mio paese si racconta..." "Perché" l'interruppe Bruno "al tuo paese si usa fare l'albero di Natale?" "Certo" disse Aurora che cominciava ad eccitarsi a quei ricordi; certo anche da noi si fa l'albero di Natale anche molto bello, pieno di luci solo che..."
    "Solo che? ..." chiese Bruno "...solo che da noi Natale si festeggia una settimana dopo che da voi..." continuò Aurora. Piera cominciò a porre tante domande, lei proprio non capiva come fosse possibile festeggiare Natale in un giorno che non fosse il venticinque dicembre. I tre ragazzi decisero allora di andare in internet alla ricerca della vera storia sull'origine dell'albero di natale, considerando che Bruno era il più vecchio ed esperto in fatto di internet, toccò a lui iniziare la ricerca. Nel salotto, intanto, i genitori avevano sistemato un profumatissimo abete argentato che tendeva i suoi rami ai gingilli che le mani or dell'uno, or dell'altra, vi andavano a sistemare. Le diciannove arrivarono di corsa ed altrettanto di corsa Aurora si ricordò che doveva tornare a casa. Certo però, che la ricerca non poteva finire lì, i ragazzi avevano avuto risposte alquanto diverse anche se, a ben pensarci, in ogni storia si trovava un comun denominatore. In fin dei conti, l'albero doveva sempre servire a "rallegrare" "abbellire" "render felici". Con queste riflessioni arrivò all'incrocio del Corso e, mentre aspettava che scattasse l'omino verde per poter attraversare la strada, si diede uno sguardo attorno e, man mano alzava gli occhi alle finestre dei vari edifici. Quanti alberi scorgeva, ora, dietro le tende, luci fisse, luci tremolanti, luci dello stesso colore, altri con una policromia di luci accattivanti, tutti tutti indistintamente chi più, chi, meno, mandavano un non so che di magico, di mistero; tutti sembravano comunicare tra loro, tutti trasmettevano un senso di gioia, di tranquillità, di serenità, forse di attesa. Certo di compagnia, sembravano allontanare la solitudine.. Aurora pensò alla sua amica Piera, ai suoi nonni lontani, agli zii, ai parenti e ai cugini che non vedeva da parecchi mesi. Cercò di ricordare i loro alberi di Natale, il profumo delle candeline e si mise a correre, voleva arrivare subito a casa. Quella sera stessa, anche dal suo balcone, un albero carico di ninnoli del suo paese, avrebbe mandato a tutti messaggi di gioia e di pace.



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