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    Concorso Parole per strada 2010
    - IL NATALE DEI POPOLI -

    Come ogni anno anche per questo si è deciso di far parte dell'iniziativa "IL NATALE DEI POPOLI" che a Rovereto si sta ormai consolidando come evento del mese di dicembre e al quale abbiamo sempre partecipato. Per questo Natale proponiamo una cosa del tutto nuova riservata ad autori e scrittori di ogni provenienza geografica: è un concorso ad invito per un racconto brevissimo che non deve superare le 1.500 battute spazi compresi. Il tema del concorso verte su "Il reciproco rispetto tra i popoli e le culture condizione indispensabile per ogni relazione di amicizia e di pace". Abbiamo chiesto la collaborazione anche dell'associazione "Il gioco degli specchi" di Trento.

    Tra i racconti ne saranno scelti 8 da stampare su dei grandi pannelli stradali da esporre in un luogo ad altissima visibilità per tutto il periodo del Natale. Tutti i racconti pervenuti e che rispondono alle specifiche del concorso, saranno raccolti in un volumetto da distribuire gratuitamente ai visitatori negli esercizi ommerciali e negli info-point.


    Regolamento del concorso letterario

    Concorso ad invito per un racconto breve

    1. Il Furore dei Libri in collaborazione con "Il Natale dei popoli" di Rovereto organizza un concorso ad invito dal titolo "Parole per strada".

    2. Destinatari dell'invito saranno gli autori segnalati dai soci de "Il Furore" assieme agli autori segnalati dall'associazione "Il Gioco degli Specchi".

    3. I partecipanti dovranno inviare un racconto di 1500 battute (spazi compresi) che tratti il tema "Il reciproco rispetto tra i popoli e le culture condizione indispensabile per ogni relazione di amicizia e di pace".

    4. I racconti possono essere in italiano o nella lingua e nella scrittura nazionale dell'autore. In quest'ultimo caso dovranno essere accompagnati da una traduzione in italiano.

    5. Tra i racconti pervenuti ne saranno scelti 7 (sette) da una apposita commissione formata da: due persone indicate da "Il Furore dei Libri", una indicata da "Il Gioco degli Specchi", una indicata da "Il Natale dei Popoli", e una dal Comune di Rovereto. La scelta della commissione sarà inappellabile.

    6. I racconti prescelti verranno stampati su dei pannelli di grandi dimensioni ed esposti per tutta la durata dell'evento "Natale dei Popoli" (presumibilmente dall'8 dicembre 2010 al 7 gennaio 2011) in una delle vie del centro di Rovereto. Gli stessi saranno anche pubblicati su "La Rivista del Furore" distribuita in tutte le biblioteche del Trentino e in alcune tra le principali d'Italia e sul web-magazine "Exotica".

    7. Tutti i racconti pervenuti saranno pubblicati in una antologia distribuita gratuitamente ai visitatori del Natale dei Popoli negli esercizi commerciali e negli "info-point".

    8. I racconti in lingua originale se scritti con un alfabeto diverso da quello romano (es. cirillico, arabo, cinese, ecc.) saranno pubblicati a discrezione de "Il Furore" o nella lingua originale con traduzione allegata o nella sola traduzione italiana.

    9. I racconti, completi di titolo, dati anagrafici dell'autore, breve biografia/bibliografia e dichiarazione di cessione con licenza Creative Commons (Non commerciale 2.5) a Il Furore dei Libri, devono pervenire entro il 30 ottobre 2010 ed esclusivamente in formato elettronico a: segreteria@ilfuroredeilibri.org con oggetto: "parole per strada".


    Per il concorso "Parole per strada" abbiamo ricevuto 45 racconti, che saranno raccolti in una piccola antologia (cm 10 x 15, 104 pagine) che verrà distribuita sotto Natale.

    Una commissione composta da 5 giurati (rappresentanti della nostra associazione, dell'associazione "Il Gioco degli Specchi" di Trento, del Comune di Rovereto e del Consorzio RoveretoInCentro) ha selezionato - in forma anonima - gli otto racconti che saranno esposti in gigantografie in Piazza Loreto a Rovereto dal 26 novembre 2010 al 6 gennaio 2011 all'interno della manifestazione "Il Natale dei Popoli".

    Questi i racconti scelti, in ordine alfabetico:

  • Il Dio di tutti di Sumaya Abdel Qader
  • Nel nome di un Dio di Igor De Amicis
  • Il tè nel deserto di Gabriele Falcioni
  • Freddo di Francesca Garello
  • Memoria, memorie di Andrea Nicolussi Golo
  • Lieve il rumore delle foglie di Biagio Proietti
  • Grazie zio di Bruno Zaffoni
  • Non ho tempo di Zia Camilla


  • © regal 2010

    Venerdì 26 novembre 2010 alle ore 17.00 in piazza Loreto a Rovereto si è svolta una breve cerimonia di inaugurazione della mostra di racconti brevi "Parole per strada".
    Alcune foto scattate da D. Galati:



    L'antologia di Parole per strada:



    Testi dei racconti vincitori, in ordine alfabetico:


    Il Dio di tutti di Sumaya Abdel Qader

    - Se la foglia cade nel mio campo, comando io!
    - Se invece cade nel mio campo, allora comando io!
    Martin lancia decine di foglie in aria. Solo quella rossa vale.
    Eccola distinguersi tra le tante, lassù, guardata da tutti, desiderata da tutti.
    Due tifoserie schierate a destra e a sinistra; gridano e urlano incitando la foglia a cadere nel proprio spazio disegnato per terra con un bastoncino di legno.
    - Dio è con noi e noi vinceremo!
    - No, il nostro Dio è più forte e sconfiggerà il vostro!
    La foglia volteggia, indifferente. Ora di qua, ora di là. Succede l'impensabile. Un colpo di vento sembra spostare la foglia a destra.
    Un grido di vittoria esplode.
    Ma ecco che un altro colpo di vento la riporta a sinistra!
    Esultano gli altri.
    Poi, non avendo finito di giocare, il soffio di vento che ha fatto esultare i cuori ora a destra ora a sinistra, inganna ancora e... la foglia si posa.
    Al centro.
    Nessuno ha vinto. Nessuno è sconfitto.
    I bimbi si guardano negli occhi. Profondi e infiniti. Non sanno che fare. Le loro regole non avevano previsto questo.
    Uno di loro si alza. Dalla sua bocca, parole che segnano i cuori.
    Lui, convince:
    - Questo vuol dire che abbiamo lo stesso Dio e vuole che i due campi siano di tutti.
    - Meglio così - ribatte un altro - ci sarà più spazio per giocare.
    Riprende il gioco. Si dimentica il litigio scattato per una futile incomprensione. Si pensa solo a correre dietro la palla, a passarla al compagno, a divertirsi.
    Alla fine arriva la fresca limonata alla menta che disseta gli animi.


    Nel nome di un Dio di Igor De Amicis

    La signora Elvira uscì lentamente dalle poste.
    Il passo incerto e malfermo, la pettinatura candida e fuori moda, la vecchia borsetta di pelle nera stretta al fianco.
    Si avviò risoluta lungo il marciapiede, piccoli passi uno dietro l'altro per portare a casa la sua magra pensione.
    Guardava davanti a sé e non vide il ragazzo dall'altra parte della strada.
    Ibrahim si accorse in un attimo della signora Elvira: all'improvviso capì tutto e si mosse rapido e deciso. Uno scatto feroce, e una corsa sfrenata contro l'anziana signora.
    La signora Elvira fece a malapena in tempo ad accorgersi dell'alta figura che si scagliava contro di lei, istintivamente strinse ancora di più la borsetta. Vide un volto scaldato dal sole dell'Africa e due occhi bianchi che la fissavano determinati.
    Il ragazzo piombò su di lei. La donna fu travolta.
    Ibrahim la strinse con forza sollevandola da terra, la spostò contro un muro e le fece scudo con il proprio corpo mentre il balcone del vecchio palazzo crollava. Una miriade di mattoni, ferro e calcinacci piovve nel punto esatto in cui si trovava la signora Elvira, una nuvola di polvere riempì l'aria, il frastuono del crollo risuonò nella via.
    E dopo fu un lungo attimo di silenzio. Ibrahim indietreggiò tossendo, era coperto di polvere. La signora Elvira incolume e stupefatta fissava il suo salvatore.
    La donna tremante e scossa allungò un braccio a toccare il vecchio giubbotto del ragazzo.
    - Che Dio ti benedica!
    Ibrahim sorrise.
    - Inshallah.


    Il tè nel deserto di Gabriele Falcioni

    Faceva freddo, quella sera.
    Nando aveva la bancarella lungo la via che portava nella piazza. Pochi i passanti, ma teneva duro: all'angolo c'era la concorrenza.
    Le nuvolette scaturite dal suo respiro sembravano spiritelli beffardi. Poteva sentirle: "Vai a casa. Al caldo".
    Ma il marocchino se la passava peggio. Se aveva freddo lui, che era nato sui monti, figuriamoci quello, che veniva dal deserto. Come tremava...
    Nando tirò fuori il thermos col caffè caldo. Un sorso e il freddo si allontanò nell'angolo, tutto per la concorrenza. Non aveva un bell'aspetto.
    E che diamine. Era Natale. Si avvicinò al marocchino tremante. Attimo di smarrimento, occhi spalancati.
    - Vuoi? - disse Nando, e gli fece un cenno col thermos.
    Il marocchino sorrise. Il caffè fa miracoli, specie quando è caldo.
    - Kamal - disse quello, toccandosi il petto.
    - Nando, piacere.
    Il marocchino tirò fuori dal sacco un pentolino e lo riempì d'acqua alla fontana. Poi sfilò una serpentina, la collegò alla multipla della bancarella e la immerse nell'acqua.
    Nando represse l'impulso di fermarlo. Era affascinato dal modo in cui Kamal muoveva le mani. Quando sparse un pizzico di foglie nell'acqua bollente, nell'aria salì un profumo di menta, aroma di case lontane e di sacra ospitalità. Per un po' furono insieme, nel Sahara, all'ombra di un ksar bruciato dal sole; miraggi di pace all'orizzonte.
    - Buon Natale - disse Nando, dopo aver smontato la bancarella.
    Kamal gli rispose nella sua lingua.
    Nessuno dei due ebbe bisogno della traduzione.


    Freddo di Francesca Garello

    Ndogou si avvolse la sciarpa attorno al collo e uscì dal portone. Era molto freddo, quella mattina. In realtà era sempre freddo per lui. Tutto. La terra, ricoperta dall'asfalto umido. Le case, attaccate l'una all'altra a cercare anche loro un po' di calore. Le persone. Lo trapassavano con lo sguardo come il vento gli trapassava i vestiti, congelandogli il cuore.
    Avanzò nella strada ingobbito nel giaccone, diretto a scuola. Un pensiero lo riscaldò. Lì c'era Piero. Lui non era freddo, forse perché aveva i capelli rossi come il fuoco e sorrideva. Gli aveva anche regalato la sua merenda, una volta, un panino morbido pieno di crema di cioccolato e nocciole. Era l'unico cibo italiano che Ndogou amava veramente, se lo portava anche lui a scuola.
    Il calore svanì in fretta all'apparire di Luca.
    - Forza negretto, tira fuori la merenda. Veloce, che quando ho fame divento nervoso, lo sai bene.
    Una risata sguaiata, la promessa di nuove botte. Si guardò intorno, cercando una via di fuga, e vide Piero. Sorrise, pieno di speranza.
    - Allora? Questa merenda, negro?
    Luca si avvicinò, minaccioso.
    Ndogou si voltò verso Piero, ma quello rimase fermo dov'era.
    - Dagliela - disse, impassibile.
    Lacrime amare riempirono gli occhi di Ndogou. Senza fiatare tese il panino a Luca, che lo prese e glielo mangiò in faccia, gettandone metà in una pozzanghera, per sfregio.
    Piero rimase in silenzio, guardando Luca che spariva dietro un angolo.
    Poi si girò verso Ndogou, sorrise.
    - E' allergico alle nocciole.


    Memoria, memorie di Andrea Nicolussi Golo

    Allora li vide, due macchie sospese tra neve e cielo: italiani, o marocchini, forse tunisini, o algerini o chissà eritrei o rumeni, non sapeva distinguerli, chiamava tutti con lo stesso nome nell'antica lingua dimenticata: "fremmege", che vuol dire semplicemente, stranieri. Lei camminava a fatica nella neve alta, lui provava a sorreggerla. Martìn, il cimbro, osservò indifferente la prima caduta e la seconda, alla terza diede una voce:
    - Voilà chi siete.
    - Mi chiamo Youssef, lei è mia moglie.
    - Dove andate a quest'ora.
    - Dobbiamo fare il passo.
    - Non ce la farete, troppa neve, entrate.
    Il monito dell'ultimo discendente dell'antico popolo non dava scelta, lui sapeva della montagna. Entrarono cauti, Martìn non si girò neppure, preso attorno al fuoco.
    - Avrete fame. - brontolò - Nella credenza c'è pan biscotto e formaggio, non ho altro.
    - Shukran.
    Allora il vecchio alzò gli occhi, lui grosso, lei minuta e incinta. E' oltre il tempo, valutò con la stessa precisione con cui guardava le sue bestie. Loro stavano tra la cassa della legna e la stufa, l'uomo delle montagne si stese sulla paglia.
    Allora sentì il pianto, si alzò, tagliò dove bisognava, prese il bambino lo lavò e lo ridiede alla donna.
    - Mia moglie Fatima l'ha chiamato Martìn.
    Il vecchio uscì, brillava una stella più grande lassù.
    Allora nascose lacrime azzurre nel fazzoletto sporco di tabacco.
    Così lo sorprese il lamento del muezzin sopra la città massacrata: era ancora a Sarajevo, era sempre la notte di Natale 1992.


    Lieve il rumore delle foglie di Biagio Proietti

    Lieve il rumore delle foglie, come il raspare delle unghie di un cane che scava. Alì era questo per me, un rumore di foglie. Quelle che per lavoro raccoglieva dalle otto del mattino fino alle due, quando si cambiava di abito e vestito di bianco andava verso la moschea. Un uomo magro e taciturno, non solo per la difficoltà della lingua, anche con i suoi compagni non parlava molto. Uomo rispettato e gentile, leggero come il rumore delle foglie che raccoglieva.
    In silenzio è andato via, un giorno è scomparso dalla casa: dopo ricerche affannose, lo hanno trovato su un tavolaccio dell'obitorio, investito da un pulmino, mentre in bicicletta stava tornando al lavoro. Puntuale e silenzioso come sempre.
    I suoi parenti sono venuti a prenderlo in una povera cassa di legno montata su un camion, abituato a portare ogni tipo di merce. Il camion pieno di colori e di donne, mogli e figlie, si è allontanato, accompagnato dai nostri gesti inutili. Saluti che si disperdevano nell'aria senza poter significare niente.
    Lo riportavano al paese dov'era nato chissà quanti anni fa. Un paese sulle montagne in Africa. Un viaggio lungo su una strada disastrata e bianca che tagliava un bosco di una bellezza sconvolgente. Adesso, a lasciarmi senza fiato, era lo strano dolore che provavo per un uomo con il quale avevo scambiato solo sguardi.
    Un lieve rumore di foglie, ma adesso era il vento ad agitarle. Un suono diverso, pieno di rimpianti. Vento, leggero e caldo.
    Un soffio, come la morte di Alì.


    Grazie zio di Bruno Zaffoni

    Lo so cos'è, l'astinenza da fumo... ricordo la fatica che ho fatto a smettere. Per cui un po' lo capisco, questo ragazzone nero.
    Anche se mi dà fastidio a insistere così, spingendomi verso la porta del tabaccaio. Ma via, mica posso comprargli un pacchetto intero!
    Al massimo gli do un euro, all'amigo. Non lo vuole? Cosa vuole, allora? Cosa? Devo chiedere una sigaretta a quella signora anziana che sta fumando sul marciapiedi... io? Vabbè, non parla italiano... okay, gliela chiedo io per lui.
    Cosa, signora? Ha raccolto una cicca da terra? Ma...
    Nella concitazione neanche mi son accorto che è quella vecchia che dorme alla stazione, infagottata negli abiti della Caritas.
    Eccolo, il nero. Torna alla carica... mi prende per un braccio, mi trascina.
    C'è un solo modo per levarmelo di torno, l'amigo. Entro nella tabaccheria. Ci saranno ancora, le alfa? Non so neanche quanto costano adesso, le sigarette.
    Eccoti le sigarette... ma che fai, neanche apri il pacchetto? E adesso dove vai?
    Lo vedo dalla porta a vetri, mentre sgancio quattro euro e rotti al tabaccaio. Si è avvicinato alla vecchia. Le sta porgendo il pacchetto con un mezzo inchino. Lei sembra confusa, poi capisce. Gli sorride.
    Anch'io sono confuso, e non sono sicuro di aver capito. Sta a vedere che lui ha visto la vecchia raccogliere la cicca...
    Esco. Adesso è lui che sorride a me. Mi fa:
    - Grazie zio.
    Grazie a te, amigo nipote. Oggi mi hai insegnato qualcosa.


    Non ho tempo di Zia Camilla

    Ore 12.40: decisamente tardi per me e devo ancora passare in redazione.
    Vedo un posto libero nella piazzetta, subito parcheggio. Esco dall'auto col borsellino in mano per il ticket ma:
    - Non serve, guarda ce l'ho io, prendi questo.
    Mi si avvicina è giovane, bello, sorride e mi porge il biglietto del parcheggio. Non voglio perder tempo, lo ignoro e non lo ascolto.
    Ho già la moneta in mano quando mi accorgo che non serve: il parcheggio è libero fino alle 14.30. Lui incalza.
    - Prendi, prendi questo: vale fino alle 14.40, costa due euro e mezzo, dammene uno. Guarda, prendi, costa meno, solo un euro.
    Ho la testa piena di pensieri, appuntamenti e cose da fare ed è sempre più tardi: "un euro, due euro e mezzo", un marito da prendere in stazione, un bambino che esce da scuola. Ma che vuole questo? Ma che mi sta dicendo?! Ma che rottura...
    Lo guardo: la sua pelle brilla di un nero naturale, sorride, mi vuole aiutare ma vuole un euro! Guardo il biglietto, gli mostro l'orario del parchimetro, gli dico non serve... Sorride e allora sorrido anch'io. Ridiamo.
    - Ciao, alla prossima...
    - Ciao.
    Il ragazzo mi ha messo allegria ma vedo il suo sorriso spegnersi di fronte ad una possibilità sfumata. Capisco!
    Gli metto la moneta in mano.
    - Te lo sei guadagnato.
    Penso che è riuscito ad allentare la mia ansia e scappo riprendendo la frenesia della mia giornata. Domani lo cercherò. Voglio sapere com'è la sua di giornata, da dove viene e cosa si aspetta.
    Sì, però domani.
    Ora non ho tempo.


    Pannello introduttivo Pannello Sumaya Abdel Qader Pannello Igor De Amicis
    Pannello Gabriele Falcioni Pannello Francesca Garello Pannello Andrea Nicolussi Golo

    Pannello Biagio Proietti

    Pannello Bruno Zaffoni

    Pannello Zia Camilla
    Pannello di chiusura Pianta Piazza Loreto Parole per strada 2010 Anteprima Parole per strada 2010



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